Per il rispetto del diritto d’asilo

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Al Ministro dell’Interno Angelino Alfano

Al Ministro della Giustizia Andrea Orlando

come noi, membri di ACAT Italia,  Ella non può restare insensibile di fronte alla  tragedia vissuta da migliaia  di uomini, donne e bambini che fuggono dagli orrori della guerra e dall’arbitrio delle persecuzioni, cercando di trovare rifugio nell’Unione Europea. Oggi queste persone, provenienti da altri continenti per fuggire dalla guerra e dalle persecuzioni, si scontrano con politiche migratorie restrittive.  Molte di esse  sono respinte a seguito di procedure sbrigative e discriminatorie a causa della loro provenienza da paesi di origine definiti “sicuri”. Infatti, le Direttive del « pacchetto asilo », e in particolare la « Direttiva procedure » del 2005, autorizzano gli Stati membri ad avere delle  liste dei paesi d’origine detti sicuri, cioè paesi che si presume siano meno pericolosi di altri i cui cittadini residenti all’estero, nel caso chiedano asilo, vengono ritenuti meno credibili di altri.

Aver stabilito una procedura accelerata  per i richiedenti asilo provenienti da paesi considerati « sicuri » impedisce loro di fatto la possibilità di far comprendere  i motivi del loro stato di pericolo e li espone, soprattutto, al rischio di rimpatrio in paesi dove persecuzioni, torture e trattamenti inumani o degradanti sono praticati
Questa pratica giuridica é  contraria alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 che prevede che «davanti a persecuzioni ogni persona ha il diritto di cercare asilo e beneficiare dell’asilo in un  altro paese ». E’ contraria alla Convenzione di Ginevra del 1951, relativa allo statuto dei rifugiati, che stabilisce che ogni persona che teme persecuzioni possa presentare una domanda d’asilo e esporre personalmente e diffusamente le ragioni per le quali necessita di protezione, ed è anche contraria alla Convenzione contro la tortura delle  Nazioni Unite che protegge  le persone dal rinvio verso un paese dove corre il rischio di tortura.
Di fronte a tali rischi non possiamo non allarmarci per la decisione della Commissione Europea di stabilire una lista concordata di “paesi di origine sicuri”. Gli Stati europei non devono cedere a considerazioni utilitarie che mirano alla gestione dei flussi migratori.

Perciò, le chiediamo di abolire la lista dei paesi d’origine sicuri in modo che tutti i richiedenti asilo possano beneficiare degli stessi diritti, in applicazione delle Convenzioni cui partecipa il nostro Stato. Inoltre, La invitiamo a rivedere la Direttiva europea Procedure del 2005, per sopprimere la nozione stessa di paese d’origine sicuro ed a voler respingere il progetto del Consiglio d’Europa di stabilire una lista comune a tutti i membri dell’Unione di paesi d’origine sicuri.

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