SETTEMBRE 2019: ITALIA-ARABIA SAUDITA

ARABIA SAUDITA: Attivista per la pace e prigioniero politico, in gravi condizioni di salute, a rischio di morte
Dall’arrivo al potere del nuovo re Salmane e di suo figlio, Mohammed bin Salman una onda progressista aveva sembrato pervadere la monarchia islamica. La diplomazia e i media hanno cercato di presentare Mohammed bin Salman come il riformista che l‘Arabia Saudita e il mondo attendevano. Il suo programma intende rivoluzionare il paese sul piano economico e sociale: un’ economia diversificata e modernizzata,  più sviluppo, una liberalizzazione delle norme morali, più libertà e opportunità per le donne.
 
Ma questa facciata liberale nasconde un cambiamento radicale a favore di un governo autoritario e nazionalista. Solo nell’ ottobre 2018 l’opinione mondiale ha realmente iniziato  a scoprire la realtà del regime quando il giornalista  saudita Khashoggi è stato barbaramente ucciso nel consolato saudita d’Istanbul. 
 
Gli sciiti del nord-est del paese continuano ad essere discriminati e repressi costituendo la maggior parte della vittime delle esecuzioni di massa del gennaio 2016 e dell’aprile 2019. La repressione investe anche le elites religiose sunnite conservatrici e riformiste, gli intellettuali universitari, i giornalisti quando osano mettere in dubbio le decisioni e le politiche di Mohammed bin Salman. Naturalmente in prima linea si trovano i difensori dei diritti umani. 
 
La legge antiterrorismo del 2014, aggiornata nel 2018 oltre a creare una giurisdizione speciale lascia ampi spazi alle forze di sicurezza  e alle autorità giudiziarie per arrestare, imprigionare e interrogare i sospetti senza alcuna protezione dei loro diritti: una persona può essere tenuta in detenzione preventiva per 12 mesi ed essere in isolamento per 90 giorni durante i quali torture e maltrattamenti sono la regola e consentono di estorcere confessioni utilizzate poi nel corso dei processi senza garanzie per la difesa, in quanto le accuse sono segrete.  
 
Detenuto dal settembre 2017, Shiekh Salman al-Awdah, predicatore religioso molto  popolare in Arabia Saudita (più di 13 milioni dI followers su Twitter), rischia la pena di morte. Nel maggio 2019, delle voci annunciano la sua prossima esecuzione mentre il suo processo è ancora in corso. Il suo arresto è avvenuto in seguito a un suo tweet nel quale invocava la pace in concomitanza di una crisi fra l’Arabia Saudita e il Qatar nel giugno 2017. Imprigionato in condizioni disumane,  in isolamento i primi cinque mesi, incatenato nella sua cella, privato del sonno e di cure mediche,  sottoposto a interrogatori giorno e notte è ora in ospedale in ragione delle sue pessime condizioni di salute. Dal 4 settembre 2018, il procuratore della corte penale speciale di Riyad continua a richiedere per lui la pena di morte in base ai 37 capi di accusa, nessuno di questi è stato reso pubblico. 
 
ITALIA: Lettera al Presidente Conte per il rispetto dei Diritti Umani
L’Italia sta vivendo una svolta politica molto importante, svolta che dovrebbe riportare i diritti umani al centro dell’agenda politica italiana, al fine di ridare piena dignità all’essere umano, creato a immagine di Dio. 
In questi ultimi anni, infatti, abbiamo purtroppo assistito ad una pericolosa regressione in termini di tutela di quelli che sono i diritti fondamentali, a danno della categorie più deboli. Pensiamo ai migranti in prima battuta, additati come il pericolo da combattere per salvaguardare la stabilità del paese, ma anche alla popolazione carceraria punita doppiamente da una riforma mozza e poco coraggiosa, pensiamo alla lotta intrapresa contro le ONG accusate, ingiustamente, di essere complici dei trafficanti di esseri umani, ai due decreti sicurezza con le numerose restrizioni in termini di libertà in essi contenute, ma anche alla legge sulla legittima difesa.
Alla luce di quanto detto, chiediamo al Presidente Conte di attivarsi affinché il nuovo governo voglia prendere in effetti una nuova via e ripristinare il rispetto dei diritti umani nelle proprie azioni. 
In particolare:
- rivedere e modificare i due decreti sicurezza tenendo conto dei rilievi avanzati dal Presidente Mattarella e dagli organismi internazionali, tra cui l’alto Commissariato per i diritti umani dell’ONU, nonché delle normative e trattati internazionali che l’Italia ha sottoscritto;
- rivedere il Memorandum di intesa per il controllo dei flussi migratori tra Italia e Libia, tenendo conto anche delle pesanti rivelazioni contenute in un recente rapporto stilato dall'ONU;
- promuovere anche in sede europea canali di ingresso legali e sicuri per i migranti e investire su politiche volte all’inclusione e alla coesione sociale;
- mettere fine ai discorsi carichi di odio, anche dai rappresentanti delle Istituzioni;
- riaprire il capitolo sulla riforma carceraria ripartendo dal lavoro svolto nell’ambito degli Stati generali per l’esecuzione penale, dalle raccomandazioni mosse all’Italia da parte della Commissione Diritti Umani dell’ONU e alla luce delle condanne comminate all’Italia dalla Corte di Strasburgo. 
 
*NB: è possibile inviare le lettere anche tramite mail semplicemente copiando e incollando il testo della lettera nel corpo della mail che andrete a inviare o allegando il testo in pdf
 
Per l'Italia:
presidente@pec.governo.it

Per l'Arabia Saudita
gassgemi@mofa.gov.sa
 
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