SETTEMBRE 2014: AZERBAIJAN- BAHREIN

AZERBAIJAN: Violenze in carcere
L’Osservatorio per la Protezione dei Difensori dei Diritti Umani richiede il nostro intervento in favore di Leyla Yunus, Direttore dell’ Istituto per la Pace e la Democrazia (IPD) e membro dell’Assemblea Generale di OMCT, in detenzione preventiva per tre mesi in attesa di processo dal 30 luglio 2014.

Secondo le informazioni ricevute, il 6 settembre Leyla Yunus è stata assalita verbalmente e fisicamente dalla sua compagna di cella. Alle sue ripetute richieste di aiuto le guardie carcerarie hanno risposto in ritardo, accusandola di disturbo e colpevolizzandola dell’accaduto. Lungi dal prendere provvedimenti contro la compagna di cella, il direttore del carcere il giorno successivo la informava che era stato emesso un richiamo scritto contro di lei per turbativa dell’ordine.

L’Osservatorio esprime, inoltre, viva preoccupazione per il diniego di cure mediche nei confronti di Leyla Yunus e di suo marito Arif Yunusof, responsabile del dipartimento di conflittologia di IPD, anche lui in detenzione preventiva in attesa di processo.
Il 28 aprile 2014 Leyla Yunus era stata invitata a presentarsi come testimone per il caso del giornalista Rauf Mirqadirov negli uffici del Procuratore Generale. La sera, tuttavia, sia lei che il marito venivano fermati all’aeroporto di Baku, mentre stavano per imbarcarsi diretti a Parigi. Le autorità aeroportuali confiscavano materiale cartaceo e computer e gli negavano la possibilità di rivolgersi al loro avvocato. Inoltre, dopo un tentativo di perquisizione dell’appartamento, Yunusof veniva ricoverato in ospedale per attacco cardiaco.

La mattina successiva, Leyla Yunus subiva un interrogatorio di nove ore sui suoi rapporti col giornalista Mirqadirov e sulle attività congiunte della IPD e di alcune ONG armene. Al termine, la polizia effettuava la perquisizione dei locali della IPD e dell’abitazione dei Yunus sequestrando computer, libri e materiale stampato. Tre mesi prima del suo arresto, Leyla Yunus aveva condotto una campagna per il rilascio dei prigionieri politici e aveva anche scritto una lettera al Presidente Aliyev criticando l’arresto degli oppositori politici e dei difensori dei diritti umani.

Come conseguenza, il 30 luglio Leyla Yunus veniva arrestata con l’accusa di “tradimento, frode , falso, evasione fiscale e atti illegali”e posta in detenzione preventiva di tre mesi in attesa di processo. L’arresto del marito, accusato degli stessi crimini, avveniva cinque giorni dopo.
Entrambi hanno gravi problemi di salute; lei sofferente di diabete e con problemi al fegato, lui è convalescente di ben due attacchi cardiaci.

BAHREIN: Difensore dei diritti umani in sciopero della fame
Abdulhadi al-Khawaja, difensore dei diritti dell’uomo è in sciopero della fame dal 24 agosto per protestare contro la sua detenzione arbitraria e il suo stato di salute è preoccupante. Egli ha espresso la sua ferma volontà di non essere portato in ospedale temendo di essere alimentato a forza con mezzi dolorosi come si verificò nel suo precedente sciopero della fame di 110 giorni nel 2012. E’ pronto a rischiare la morte per rivendicare i suoi diritti e quelli dei 12 coaccusati, difensori dei dritti umani e oppositori politici condannati, come lui, a pesanti pene a seguito di un processo farsa per partecipazione a manifestazioni in favore di riforme democratiche.


Abdulhadi al-Khawaja, e fondatore del Centro Bahreïni per i diritti umani è stato arrestato il 9 aprile 2011. Picchiato con violenza al momento dell’arresto, è stato in seguito tenuto in isolamento e torturato per un mese nella prigione militare di Al-Qareen. Insulti, umiliazioni, torture e sevizie sessuali si sono avvicendate fino al primo incontro con il giudici l’ 8 maggio. Le violenze sono continuate durante il processo davanti alla Corte di sicurezza dello Stato che lo ha condannato all’ergastolo il 22 giugno 2011, sulla base di confessioni firmate sotto tortura. Pena confermata più volte senza che fosse fatta un’inchiesta sulle sevizie subite.
La situazione di Abdulhadi al-Khawaja e dei suoi coaccusati è stata denunciata dalle Nazioni Unite, dall’Unione Europea, ed anche da una commissione d’inchiesta indipendente del Bahreini, creata dal re nel 2011 e composta da esperti internazionali. Ma il regime continua ad ignorarla, malgrado le promesse di far rispettare i diritti dell’uomo.

Fortemente impegnati politicamente e in difesa dei diritti umani i membri della famiglia Al-Khawaja sono particolarmente presi di mira dalle autorità del regno: Salah al-Khawaja, fratello d’Abdulhadi, è stato arrestato il 21 marzo 2011, torturato, è stato condannato a 5 anni di prigione a Jaw con gli altri membri del gruppo dei 13. La moglie di M. Al-Khawaja è stata licenziata dalla scuola privata nella quale lavorava come supervisore senza spiegazioni. Sua figlia, Zainab Al-Khawaja è stata imprigionata più volte per aver continuato a manifestare e denunciare la situazione del padre. L’altra figlia, Maryam Al-Khawaja, è presidente ad intérim del Centro per i diritti dell’uomo e continua con coraggio a militare per la liberazione del padre e di tutti i prigionieri politici e contro le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza.

In giugno, come ricorderete, abbiamo scritto per i 13 difensori dei diritti umani: continuiamo a seguire la loro sorte con le nostre lettere e con le nostre preghiere

*La lettera per l’ambasciata è in francese dato che in Italia non vi è rappresentanza diplomatica del Bahrein.
 

 

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