Nuove violenze in RDC. La condanna di Fiacat

FIACAT rinnova la sua ferma condanna alla sanguinosa repressione a danno dei cristiani che stanno dimostrando pacificamente per la democrazia nella Repubblica Democratica del Congo 
 Nonostante le proteste internazionali dopo la repressione dei  cattolici che volevano manifestare con una marcia pacifica il 31 dicembre 2017, il governo congolese ha represso violentemente (6 morti, 57 feriti, 111 arresti) anche la marcia di protesta del 21 gennaio 2018 in tutto il paese. "L’accordo di capodanno" del 31 dicembre 2016 tra il governo e l'opposizione, ottenuto grazie alla mediazione della Chiesa cattolica del Congo, aveva stabilito l'organizzazione di nuove elezioni entro il 31 dicembre 2017. In seguito al mancato rispetto di data scadenza, un "comitato laico di "coordinamento" della Chiesa cattolica aveva chiamato i fedeli a una marcia pacifica di protesta. Marcia, proibita dal governo, e violentemente repressa dalle forze di sicurezza.

Tre settimane dopo, lo stesso comitato ha invitato a rinnovare questa marcia all'uscita dalle chiese la domenica, nonostante il nuovo divieto da parte delle autorità. Con questa iniziativa si chiedeva al presidente Kabila di dichiarare pubblicamente che non si candiderà per un terzo mandato, cosa che gli è vietata dalla Costituzione. Le marce intraprese in tutto il paese sono state fermate dalle forze di sicurezza, con gas lacrimogeni e persino munizioni vere, una giovane donna è stata uccica all'uscita della chiesa di San Francesco di Sales a Kinshasa. La missione delle Nazioni Unite nella RDC (MONUSCO) ha schierato i suoi osservatori sul campo, e ciò ha permesso di fare una valutazione provvisoria di 6 morti (tutti a Kinshasa), 57 feriti tra i civili e 111 arresti a Kinshasa e in altre grandi città del paese.

MONUSCO ha considerato l'uso della forza sproporzionato. FIACAT protesta fortemente contro questi gravi attacchi alla libertà di espressione e in particolare contro tali esecuzioni extragiudiziali e arresti arbitrari. Ricorda che la Repubblica Democratica del Congo ha aderito al Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) le Nazioni Unite e la Carta africana sui diritti umani e dei popoli (ACHPR) con l’obbligo di rispettare e garantire la libertà di espressione e la protesta pacifica. Soprattutto, l'ICCPR afferma il diritto fondamentale alla vita e il divieto assoluto di tortura e trattamento crudele, inumano o degradante. E i principi di base adottati all'ONU nel 1990 sull'uso della forza e l'uso di armi da fuoco da parte delle forze dell'ordine richiedono che siano "riconciliati con l'adeguato rispetto dei diritti umani". FIACAT si associa alla sofferenza delle famiglie dei defunti e dei feriti e chiede la liberazione immediata delle persone arrestate. Fa richiesta che venga immediatamente istituita un'inchiesta internazionale su queste ripetute violazioni al fine di individuare tutte le responsabilità e garantire giustizia e riparazione a tutte le vittime. 
 
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