MARZO 2020: EMIRATI ARABI - CONGO

EMIRATI ARABI UNITI: Tre difensori dei DU perseguitati
Tre attivisti dei diritti umani ingiustamente detenuti in condizioni inumane. Negli Emirati Arabi numerosi difensori dei diritti umani sono imprigionati dopo processi ingiusti.
Mohammed al-Roken, avvocato, è stato perseguitato per anni a causa della sua attività nel campo dei diritti umani. Già presidente dell'associazione giuristi emiratiani fino a quando non è stata sciolta dalle autorità e le forze di sicurezza hanno proceduto al suo arresto il 17 luglio 2012. Nel marzo 2013, dopo molti mesi in prigione, è stato processato insieme ad altri 93 attivisti e condannato a dieci anni di prigione nel corso di un dibattimento macchiato da pesanti irregolarità.
 
Nasser bin Ghaith, difensore dei diritti umani, è detenuto nel carcere di alta sicurezza di al-Razeen nel deserto di Abu Dani. Dal 7 ottobre 2018, ha effettuato a più riprese lo sciopero della fame per protestare contro le pessime condizioni detentive e denunciare la mancanza di cure mediche e l'irregolarità dei permessi delle visite familiari. Ancora prima del suo arresto soffriva di elevata pressione sanguigna e al momento attuale risulta che le sue condizioni di salute si sono ulteriormente aggravate al punto tale che non riesce a reggersi in piedi. Il 29 marzo 2017 è stato condannato a 10 anni di prigione dalla corte d'Appello di Abu Dani con l'accusa di "diffusione di false informazioni" nei confronti di dirigenti e politici degli Emirati su Twitter.
 
Ahmed Mansoor, blogger e difensore dei diritti umani. Nel marzo 2019 aveva attuato lo sciopero della fame durato parecchie settimane, per protestare contro le cattive condizioni detentive, sciopero ripetuto nel settembre per denunciare le percosse subite dal personale carcerario. Secondo il Gulf Centre for Human Rights, sembra che egli rifiuti tuttora di nutrirsi di cibi solidi e che il suo stato di salute sia fortemente deteriorato. Mansoor è stato condannato con sentenza confermata dalla Corte suprema a 10 anni di prigione il 31 dicembre 2018 per aver criticato la situazione dei diritti umani negli Emirati Arabi e la guerra in Yemen.
 
 
CONGO: Attivisti dei DU arrestati per “attentato alla sicurezza”
Celeste Nlemvo Makela – membro del movimento « Ras-le-bol » – Parfait Mabiala, Franck Donald Saboukoulou, Guil Ossebi e Meldry Dissavoulou – simpatizzanti del movimento « Incarner l’Espoir » (Incarnare la speranza)– sono detenuti arbitrariamente nella prigione di Brazzaville da più di 2 mesi, per aver esercitato pacificamente la loro libertà d’espressione. 
 
Fra il 23 novembre 2019 e il 22 dicembre 2019, 5 giovani attivisti della società civile congolese sono stati arrestati per «attentato alla sicurezza dello Stato», una accusa molto vaga di regola utilizzata dal regime per imprigionare i dissidenti:
Celeste Nlemvo Makela, arrestato il 22 dicembre a Pointe noire
Parfait Mabiala, arrestato il 23 novembre a Pointe noire
Franck Donald Saboukoulou, arrestato il 13 dicembre a Brazzaville
Guil Ossebi, arrestato il 16 dicembre a Brazzaville
Meldry Dissavoulou, arrestato il 17 dicembre a Brazzaville.
 
Questi giovani attivisti erano nel mirino delle autorità da molto tempo per i loro messaggi selle reti sociali di sostegno alla campagna elettorale di Andrea Ngombet – attivista e oppositore del regime di Denis Sassou Nguesso –che dalla Francia ha lanciato il movimento «Incarner l’Espoir».
Sembrerebbe che i 5 attivisti ai quali è stata rifiutata la libertà provvisoria, avrebbero dovuto comparire davanti al giudice istruttore il 30 gennaio scorso, termine al di là di quanto previsto dal diritto congolese.
Preoccupano le loro condizioni di detenzione in un paese dove è frequente l’uso della tortura e di maltrattamenti in specie nei confronti dei sospetti di critica del regime.
 
All’avvicinarsi dell’elezione presidenziale del 2021 –a cui Denis Sassou Nguesso, (76 anni), si candiderà di nuovo – la loro detenzione per «attentato alla sicurezza dello Stato» appare come un segnale negativo rivolto alla società civile congolese, in particolare ai giovani e a tutti coloro che liberamente vogliono esprimere pacificamente la loro critica all’attuale potere e /o promuovere movimenti o partiti d’opposizione. Il regime di Denis Sassou Nguesso –più di 35 anni al potere– ha molta paura che la gioventù congolese si mobiliti e si coordini per chiedere un’alternanza politica nel paese. Il regime vigila costantemente sulle possibili iniziative e reprime ogni velleità di prese di posizione che possano indurre i giovani a aderire movimenti anti regime.
Dopo il referendum costituzionale dell’ottobre 2015 e l’elezione presidenziale del marzo 2016, la situazione delle libertà e dei diritti fondamentali si è notevolmente ridotta. Le autorità hanno promosso una ondata di arresti di oppositori e proibito molte pacifiche manifestazioni.
 
La giustizia è stata strumentalizzata per mettere a tacere gli avversari politici di Denis Sassou Nguesso. Decine di attivisti e oppositori, condannati o accusati di «incitazione a disordini dell’ordine pubblico» e «attentati alla sicurezza interna», sono in prigione alcuni da molti anni, e sono stati torturati.
Alla crisi politica si aggiunge una crisi economica per la fragilità dell’economia del paese che dipende dal petrolio, vittima di una generalizzata corruzione del clan al potere e di politiche pubbliche azzardate in materia di investimenti e debito. 
 
 
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