GIUGNO 2014 BAHREIN-TUNISIA

Bahrein: 13 difensori dei Diritti Umani detenuti
Arrestati nell’aprile 2011 e condannati dalla Corte di sicurezza dello stato il 22 giugno 13 difensori dei diritti umani stanno scontando il quarto anno di prigione. Essi sono stati condannati a pesanti pene con l’accusa di tentativi di colpo di stato contro la monarchia, insulti alle forze armate e formazione di un gruppo terrorista per la loro partecipazione alle manifestazioni per le riforme democratiche degli ultimi tre anni.Arrestati nella notte senza mandato sono stati tenuti in fermo di polizia per dieci giorni senza poter comunicare con avvocati e familiari. La maggior parte di loro ha subito torture e maltrattamenti sia durante l’arresto sia in prigione.

Malgrado le loro accuse di tortura La Corte di sicurezza dello statoha accettato le loro confessioni estorterifiutando di far eseguire una perizia medica. Sette di loro sono stati condannati all’ergastolo e la condanna è stata confermata l’anno seguente dalla corte d’appello civile. Attualmente si può ricorrere solo alla grazia reale. Queste 13 persone fanno parte di un gruppo di 21 difensori dei diritti umani, di cui 7 sono riusciti a fuggire, tutti incolpati per le stesse accuse, purappartenendo a organizzazioni diverse.

Sono stati condannati all’ergastolo: Hassan Ali Mushaima, Abdulwahab Hussain Ali, Abdulhadi Al Khawaja, Abduljalil Abdullah Al Singas, Mohammed Habib Al Safaf, Abduljalil Mansoor Makki, Saeed Mirza Ahmed, a 15 anni di prigione: Abdullah Isa Al Mahroos, Mohammed Hassan Jawad, Mohammed Ali Ismael, Abdul Hadi Abdullah Hassan al Mukhodher, e a 5 anni di prigione: Salah Hubail Al Khawaj et Ibrahim Sharif Abdulraheem Mossa. Le torture e le violenze subite e l’iniquo processo sono stati più volte denunciati dalle ONG internazionali ed anche dalla commisssione d’jnchiesta indipendente istituita dal re nel 2011 composta da esperti internazionali. Malgrado ciò non è stata condotta nessuna inchiesta per le torture denunciate.

N.B. In Italia non esiste né un’ambasciata né un consolato del Bahrein bisogna riferirsi alle rappresentanze di Parigi o di Londra, per questo motivo la seconda lettera diretta all’ambasciata è in francese.

TUNISIA: ragazzo quindicenne arrestato e torturato
L’adolescente tunisino Wassim Ferchichi si era recato a Kasserine per prendere contatti per entrare a far parte di un gruppo jihadista nascosto nelle montagne di Chaambi. Dopo il suo arresto è stato portato nei locali della guardia nazionale di Kasserine dove ha subito ogni sorta di sevizie per due giorni fino a quando ha firmato una confessione nella quale ammetteva il suo coinvolgimento nel gruppo terrorista. Il 4 gennaio è stato consegnato nelle mani della brigata antiterrorismo di Laaouinia vicino a Tunisi. Successivamente, è stato posto in detenzione provvisoria in un centro detentivo per minori da un giudice del tribunale.

Solo dopo parecchie settimane Wassim Ferchichi ha trovato il coraggio di raccontare a suo padre tutte le sevizie subite. Il genitore ha contattato un avvocato che ha presentato un esposto per le torture subite il 2 maggio 2013.A distanza di un anno non è stata ancora disposta l’apertura di un’inchiesta. Il 2 luglio 2013 Wassim ha beneficiato della libertà provvisoria. Il giudice istruttore ha fatto cadere l’accusa di terrorismo essendo questa basata su confessioni forzate e ha mantenuto quella sul possesso illegale di armi leggere giacché, al momento dell’arresto, Wassim risultava in possesso di piccoli shurikens che lui stesso aveva fabbricato.

Impunità e instabilità politica
La rivoluzione tunisina non ha ancora abbandonato la pratica della tortura ereditata dal vecchio regime. Persiste l’impunità per coloro che si rendono colpevoli di tali atti. La tortura è sì meno sistematica che all’epoca di Ben Ali, ma continua ad essere adoperata per estorcere confessioni. Le persone arrestate con l’accusa di terrorismo sono le vittime più frequenti. Tuttavia, le persone arrestate per uso o per traffico di stupefacenti come anche coloro che sono colpevoli di reati di diritto comune sono sottopost i a maltrattamenti che confinano con la tortura. Ila tortura gode ancora di un’impunità generalizzata. Le denunce presentate trovano ancora mille ostacoli e lentezze burocratiche che impediscono una soluzione soddisfacente.
 

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