Camerun, giornalista rischia la morte

Ahmed Abba, corrispondente di Radio France Internationale (RFI) in lingua haoussa in Camerun, è in prigione dal luglio 2015 in base alla legge anti-terrorismo del dicembre 2014, che deroga al codice penale e non rispetta principi dell’equo processo. Questo giornalista rischia la pena di morte di fronte alla giustizia militare per aver condotto una inchiesta, proprio come giornalista, sulla situazione nel Nord-Camerun e su Boko Haram. Ahmed Abba è stato arbitrariamente arrestato a Maroua il 30 luglio 2015 dalla polizia.

In un primo tempo è stato tenuto in detenzione senza poter ricevere le visite di avvocati, medici e parenti. In questo periodo ha subito violenze fisiche e psicologiche e poi ha dovuto attendere 4 mesi in prigione prima dell’inizio del processo svoltosi in un tribunale militare invece che civile. La procedura per « complicità in atti di terrorismo » e «mancata denuncia di atti di terrorismo” si trascina da tempo nel tribunale militare di Yaoundé e le udienze sono continuamente rinviate. Il Camerun ha ratificato la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli (CADHP) e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (PIDCP) che garantiscono la protezione dei giornalisti e le loro fonti. Il Camerun deve rispettare i suoi impegni.
 
Il Camerun, è in guerra contro Boko Haram, dal 2014, la regione dell’Estremo-Nord del Camerun è segnata da un conflitto armato asimmetrico da quando la setta islamista nigeriana Boko Haram ha condotto ripetuti attacchi contro le popolazioni e gli organi dello Stato. Di fronte a questi attacchi le autorità camerunesi hanno inviato sempre più soldati nel territorio per rispondere a Boko Haram con la forza, coinvolgendo le popolazioni considerate vicine agli islamisti. La situazione di sicurezza e di rispetto dei diritti umani è fortemente compromessa nel nord del Camerun. Molti giornalisti e difensori dei diritti umani sono stati intimiditi per essere stati nel Nord Camerun o per aver voluto condurvi delle inchieste.
 
Attualmente vige una autocensura fra i giornalisti visto anche l’inasprimento della legislazione relativa alla lotta contro il terrorismo, che limita molti diritti e libertà fondamentali. Dal 2014 ogni dichiarazione o pubblicazione considerata « apologia degli atti di terrorismo », è punibile da 15 a 20 anni di prigione, e con ammende da 25 a 50 milioni di FCFA. La definizione di « terrorismo » è molto vaga e il termine « apologia » non è definito 
 
**Con preghiera di voler inviare i moduli firmati entro il 10 gennaio 2016 a
ACAT Italia – Via della Traspontina, 15 – 00193 Roma
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