ACAT ITALIA ALLA 119esima SESSIONE del HRC

Dal 6 al 29 Marzo si sono tenuti i lavori della 119esima Sessione del Comitato ONU dei diritti umani (HRC) che periodicamente verifica il rispetto e l’attuazione delle norme  del Patto Internazionale sui diritti civili e politici, firmato nel 1966 dalla quasi totalità dei Paesi facenti parte delle Nazioni Unite, tra cui l’Italia.
 
L’8 e 9 marzo è stato il turno del nostro paese, e tra le tante ONG e associazioni che si occupano di diritti umani, anche Acat Italia ha voluto dare il proprio contributo, inviando per tempo al Comitato  un rapporto molto dettagliato sulla situazione dei diritti umani in Italia in relazione al Covenant.
 
Ho avuto modo di partecipare attivamente ai lavori della prima giornata riservata all’Italia, e devo dire che è stata un esperienza molto importante, perché ho potuto finalmente comprendere quanto sia fondamentale il ruolo delle associazioni come la nostra nel complesso meccanismo di verifica dell’implementazione da parte degli Stati delle tantissime convenzioni e trattati internazionali in materia di diritti umani.
 
Avevo 3 appuntamenti in agenda:
 

-10.00-11.00 incontro all’OHCHR ( Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani) con Pol Planas, Human Rights Officer della divisione Europa e Asia Centrale.

 
Durante il confronto, abbiamo fatto presente a Planas le nostre istanze principali relative all'assenza del  reato di tortura e di uno specifico codice di condotta per le forze dell'ordine, il problema degli hotspot e dei CIE, il sovraffollamento delle carceri, la recente introduzione del Garante nazionale dei diritti dei detenuti e la necessaria indipendenza di un organo così importante dalle istituzioni politico-governative.
Planas, si è stupito che in un Paese avanzato come l'Italia non fosse presente il reato di tortura, non ne era al corrente, essendo il suo lavoro incentrato maggiormente sul problema della migrazione. Abbiamo citato l'intervento del Sen. Manconi alla cerimonia per il premio di Laurea di Dicembre scorso, in cui ha parlato di una vera e propria sudditanza psicologica dei politici verso la polizia.
  Planas ci ha consigliato di aumentare la pressione sulle istituzioni affinchè venga finalmente introdotto il reato nel nostro ordinamento, e che sia il più aderente possibile ai dettami delle convenzioni internazionali.
 
  • -14.00 -14.50 informal meeting con gli esperti del Committee
 
All'incontro erano presenti una decina di associazioni tra cui Antigone.
In questa sede, gli esperti del Comitato Onu hanno sollevato domande relative ai temi piu' importanti in materia di tutela dei diritti umani, per capire il punto di vista della società civile in merito e avere un parere esterno rispetto alla posizione ufficiale che terrà il Paese nell'imminente review delle 15.00.
Inoltre ognuno di noi ha avuto un piccolo spazio per presentare le proprie richieste, e noi come Acat Italia abbiamo richiesto l' introduzione del reato di tortura e di uno speciale codice di condotta per le forze dell'ordine, sottolineando la totale impunità della polizia che ne deriva in mancanza di una specifica regolamentazione, non avendo per esempio nemmeno l'obbligo di esporre un identificativo sugli elmetti e sulle divise.
Anche in questa sede abbiamo citato l'intervento di Manconi, spiegando che le nostre forze dell'ordine sono talmente schierate contro l'introduzione del reato di tortura a tal punto che il SAP, Sindacato autonomo di Polizia ha indetto una manifestazione a Luglio 2016 per provare a orientare l'opinione pubblica a loro favore.
 
-15.00-18.00 Esame dello Stato membro
 
Infine abbiamo assistito alla parte più interessante dei lavori, ovvero all'esame dell'Italia da parte del Comitato.
Gli esperti del comitato hanno posto tutta una serie di domande alle delegazioni dello Stato membro, facendo spesso riferimento alle richieste avanzate dalle Associazioni durante il precedente informal meeting, e purtroppo hanno ricevuto risposte non sempre esaurienti.
Da notare che per quanto riguarda la nostra Associazione, uno degli esperti, Mr Heinz, si è fatto portavoce delle nostre istanze, chiedendo aggiornamenti circa l'introduzione del reato di tortura, perchè il Parlamento stia impiegando così tanto tempo ad approvare la legge e infine perchè non è previsto l'obbligo per le forze dell'ordine di esporre dei numeri identificativi su elmetti e divise.
 
La risposta alla prima domanda è stata posticipata al giorno seguente, in cui avrebbe presenziato il viceministro della Giustizia. La seconda invece, ha ottenuto una risposta evasiva affermando la delegazione che è previsto l'obbligo da parte delle forze di polizia di essere sempre in ordine, indossando l'uniforme in tutte le sue parti, come prescrive il codice che regolamenta il comportamento della pubblica amministrazione.
Nel break abbiamo avuto un breve colloquio con Mr. Heinz, ringraziandolo per aver supportato le nostre istanze come Fiacat e Acat Italia, e cercando di rispondere in parte noi ai suoi quesiti spiegando che il nostro parlamento è fortemente diviso sulla questione della tortura, e inoltre,se aggiungiamo che il nostro iter legislativo prevede l'approvazione di un testo da entrambe le camere, prima che un disegno di legge diventi legge a tutti gli effetti, ecco che i tempi si dilatano enormemente.
 
In conclusione, la missione a Ginevra per Acat Italia ha rappresentato innanzitutto una grande opportunità di visibilità per la nostra associazione, ma soprattutto ci ha dato modo di partecipare in maniera attiva e poter dare quindi il nostro seppur piccolo ma costruttivo contributo all'Esame periodico del nostro Paese da parte dell'Onu, perchè è sempre più importante che la società civile partecipi alle decisioni degli organi sovranazionali di controllo e verifica, affinchè gli Stati non si limitino meramente a firmare delle convezioni ma a rispettarle nella loro interezza.
Di Carlo Alberto Cucciardi
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